Ampia e bella costruzione di cui Serina fu dotata da un benefattore (Giovanni Pietro Tiraboschi Bombello, serinese) il quale la destinò alle monache claustrali Domenicane i cui i lavori iniziarono nel 1643 e terminarono nel 1675.

All'interno troviamo uno stupendo chiostro quadrangolare con archi poggiati su colonne ricavate dalla pietra Dolomia (in dialetto comunemente denominata mültì ); a piano terra si aprono vasti locali, fra i quali la sala del refettorio, con soffitti a volta; il alto ovest del chiostro è occupato dalla volumetria della chiesa.

Al primo piano sono ordinatamente disposte quelle che una volta erano le celle per le monache.

Un secondo chiostro, a sud, propone ancora un porticato su due lati con archi e colonne.

A monte dell'edificio principale, circondata da un alto muro di cinta, si trova l'ortaglia con vani un tempo adibiti a stalla e magazzino.

La chiesa collocata lungo la contrada principale al centro di quello che è il fabbricato del convento, presenta la sua facciata verso sera, lambita dalla strada.Due ordini di scale in pietra a un ripiano, dal quale si può accedere sia al convento sia alla chiesa stessa.

La chiesa presenta un prospetto che s’inserisce bene­­ in tutto il complesso pur distinguendosi dallo stesso.

È il settore di centro ed è il più alto dei due corpi laterali; si presenta liscio, coperto da una gronda di legno a due spioventi discretamente sporgenti, ed è impreziosito da un bel portale di marmo di gusto barocco, con ritti dotati di basamenti propri e ben lavorati, architrave a doppio ordine concluso da timpano spezzato con centro edicoletta recante una lapide nera.

Sopra il portale della facciata, si trovano tre finestrelle con inferriata e vetri che illuminano il coro.

Sopra le finestrelle si trova una vetrata ad arco suddiviso in tre settori, dava un tempo luce alla navata.

La pianta della chiesa dedicata alla SS. Trinità come il Monastero, è a croce latina con bracci longitudinali est-ovest.

La volta centrale è a tazza mentre le volte dei bracci sono a botte.

La chiesa è dotata di due cori, uno sopra l'ingresso per l'officiatura notturna, uno dietro l'altare maggiore per quella diurna.

Gli ampi finestroni sotto la cupola danno illuminazione all'altare maggiore e alle due cappelle laterali ( quella a sinistra di chi entra è dedicata alla Madonna del Rosario, l'altra a San Carlo Borromeo, patrono della contrada “Maurizio” dove sorge il monastero).

La Chiesa è ornata da stucchi eseguiti nel 1655 dai fratelli Giacomo e Lorenzo Casari;

Quelli che coprono i sottarchi, rappresentano i fiori più umili dei prati: le margherite; l'artista volle in esse rappresentare le umili fanciulle di Serina e della Valle per la quale il generoso benefattore fece costruire il Monastero e affermare che la chiesa fosse sostenuta dalle preghiere e dai sacrifici delle Vergini consacrate a Dio.

Sulle pareti dei bracci, in prossimità dei due altari, sono poste due lapidi.

Una datata 1656, ricorda la munificenza del fondatore del monastero; la seconda, nel 1677, ricorda la consacrazione della chiesa che il vescovo di Bergamo Daniele Giustiniani eseguì proprio quell'anno.