Conservato presso il Museo Nazionale di Capodimonte di Napoli si può ammirare “sacra conversazione” eseguito circa nel 1525. La scena del dipinto, una sacra conversazione si svolge in un paesaggio naturale dove compaiono al centro la Madonna con Gesù bambino, il quale rivolge il suo sguardo benevole alla copia di donatori; a sinistra san Giovanni Battista inginocchiato con in mano un lungo bastone di legno indica i donatori, Santa Caterina d’Alessandria si appoggia alla spalla di San Giovanni e tiene in mano una palma ed una ruota dentata, simbolo del suo martirio; a destra in alto San Gerolamo raffigurato anziano con una lunga e folta barba bianca inginocchiato seminudo con un manto rosso cardinalizio, indica anch'esso i donatori

 

 

 

Alle Gallerie dell'Accademia di Venezia si può ammirare "L'Assunzione della Vergine", opera grandiosa per la serenità rappresentata da tutti i personaggi, dove l'atmosfera è pregna di una luce dorata ravvivata dall'intenso rosso degli abiti di alcuni personaggi.

 

  

 

 

                                Opere esposte   Galleria degli Uffizi

                                                         Firenze

 

Giuditta 1525-1528 circa           Ritratto di Donna             Ritratto femminile

 

                                                                       

 

La “Madonna con Bambino tra i Santi Giovanni Battista e Maria Maddalena” è un dipinto databile al 1520-1522 e conservato a palazzo Rosso a Genova. Lo schema della sacra conversazione con personaggi a metà figura e sviluppo prevalentemente orizzontale era molto diffuso a Venezia tra il fine quattrocento e inizio cinquecento. Tipica è la presenza di due santi ai lati della Madonna, e l’ambientazione in un paesaggio luminoso. Lo schema compositivo simmetrico, rimanda a un’opera di Bellini ma si notano dettagli che dimostrano la diversa paternità, come la sontuosità del drappeggio ondulato, le fisionomie e gli attegiamenti solenni dei santi, la vivacità del bambino. Rivelano la maturità di Palma, la ricca cromia intonata agli azzurri, rossi tenui, ocra e verde oliva, oltre agli incarnati canditi e alcuni effetti di virtuosismo, come i morbidi ricci della capigliatura del Battista o i riflessi della manica di velluto bordeaux della Maddalena

La “Ninfa in un paesaggio” è un dipinto datato 1518-1520 e conservato nella Gemaldegalerie a Dresda. L’opera deriva iconograficamente dalla Venere  di Giorgione, tanto che alcuni l’hanno identificata come una “venere distesa”, in realtà pare che questo lavoro sia ispirato al contesto letterario del primo cinquecento. In quest’opera si parla delle donne che nel mondo antico erano considerate delle ninfe dei boschi, capaci di incantare gli uomini con un solo sguardo trascinandoli in mondo di gioie, ma anche di pene d’amore. Ecco quindi il corpo languido e sensuale della donna completamente nuda e sveglia, senza nemmeno un gesto di pudore, sembra posta ad ostacolo della via tortuosa che si vede nel paesaggio, simbolo di elevazione morale. 

 

L’Adorazione dei magi in presenza di Sant’Elena di Palma il Vecchio è giunto alla

Pinacoteca di Brera di Milano nel luglio del 1811, con un notevole gruppo di opere venete frutto delle soppressioni napoleoniche. Proviene dalla chiesa veneziana di Sant’Elena. La pala era stata commissionata a Palma con un contratto siglato il 3 luglio 1525 davanti al notaio Alvise Giorgi, mentre era priore del convento fra’ Luca de Rodigio. Prevedeva la consegna della grande tela da porsi sull’altare maggiore per la Pasqua dell’anno seguente, a fronte di un compenso di 110 ducati. La committente era Donna Orsa, vedova di Simone Malipiero, forse riconoscibile nelle sembianze di Sant’Elena, che appare reggente la croce alla spalle del gruppo della Madonna col Bambino. Una antica tradizione vuole che anche Palma si sia ritratto nella tela, e vada riconosciuto nel personaggio col cappello rosso che compare all’estrema destra.

Figure maschili

 

 

 

Cristo e la donna colta in adulterio   1510

 

The Ermitage 

San Pietroburgo Russia